Versione di Virgilio

Libro 11, vv. 498-596

Traduzione della Versione "Libro 11, vv. 498-596" di Virgilio

Testo Originale Latino

Obvia cui Volscorum acie comitante Camilla occurrit portisque ab equo regina sub ipsis desiluit, quam tota cohors imitata relictis 500 ad terram defluxit equis; tum talia fatur: 'Turne, sui merito si qua est fiducia forti, audeo et Aeneadum promitto occurrere turmae solaque Tyrrhenos equites ire obvia contra. me sine prima manu temptare pericula belli, 505 tu pedes ad muros subsiste et moenia serva.' Turnus ad haec oculos horrenda in virgine fixus: 'o decus Italiae virgo, quas dicere grates quasve referre parem? sed nunc, est omnia quando iste animus supra, mecum partire laborem. 510 Aeneas, ut fama fidem missique reportant exploratores, equitum levia improbus arma praemisit, quaterent campos; ipse ardua montis per deserta iugo superans adventat ad urbem. furta paro belli convexo in tramite silvae, 515 ut bivias armato obsidam milite fauces. tu Tyrrhenum equitem conlatis excipe signis; tecum acer Messapus erit turmaeque Latinae Tiburtique manus, ducis et tu concipe curam.' sic ait, et paribus Messapum in proelia dictis 520 hortatur sociosque duces et pergit in hostem. Est curvo anfractu valles, accommoda fraudi armorumque dolis, quam densis frondibus atrum urget utrimque latus, tenuis quo semita ducit angustaeque ferunt fauces aditusque maligni. 525 hanc super in speculis summoque in vertice montis planities ignota iacet tutique receptus, seu dextra laevaque velis occurrere pugnae sive instare iugis et grandia volvere saxa. huc iuvenis nota fertur regione viarum 530 arripuitque locum et silvis insedit iniquis. Velocem interea superis in sedibus Opim, unam ex virginibus sociis sacraque caterva, compellabat et has tristis Latonia voces ore dabat: 'graditur bellum ad crudele Camilla, 535 o virgo, et nostris nequiquam cingitur armis, cara mihi ante alias. neque enim novus iste Dianae venit amor subitaque animum dulcedine movit. pulsus ob invidiam regno virisque superbas Priverno antiqua Metabus cum excederet urbe, 540 infantem fugiens media inter proelia belli sustulit exsilio comitem, matrisque vocavit nomine Casmillae mutata parte Camillam. ipse sinu prae se portans iuga longa petebat solorum nemorum: tela undique saeva premebant 545 et circumfuso volitabant milite Volsci. ecce fugae medio summis Amasenus abundans spumabat ripis, tantus se nubibus imber ruperat. ille innare parans infantis amore tardatur caroque oneri timet. omnia secum 550 versanti subito vix haec sententia sedit: telum immane manu valida quod forte gerebat bellator, solidum nodis et robore cocto, huic natam libro et silvestri subere clausam implicat atque habilem mediae circumligat hastae; 555 quam dextra ingenti librans ita ad aethera fatur: "alma, tibi hanc, nemorum cultrix, Latonia virgo, ipse pater famulam voveo; tua prima per auras tela tenens supplex hostem fugit. accipe, testor, diva tuam, quae nunc dubiis committitur auris." 560 dixit, et adducto contortum hastile lacerto immittit: sonuere undae, rapidum super amnem infelix fugit in iaculo stridente Camilla. at Metabus magna propius iam urgente caterva dat sese fluvio, atque hastam cum virgine victor 565 gramineo, donum Triviae, de caespite vellit. non illum tectis ullae, non moenibus urbes accepere neque ipse manus feritate dedisset, pastorum et solis exegit montibus aevum. hic natam in dumis interque horrentia lustra 570 armentalis equae mammis et lacte ferino nutribat teneris immulgens ubera labris. utque pedum primis infans vestigia plantis institerat, iaculo palmas armavit acuto spiculaque ex umero parvae suspendit et arcum. 575 pro crinali auro, pro longae tegmine pallae tigridis exuviae per dorsum a vertice pendent. tela manu iam tum tenera puerilia torsit et fundam tereti circum caput egit habena Strymoniamque gruem aut album deiecit olorem. 580 multae illam frustra Tyrrhena per oppida matres optavere nurum; sola contenta Diana aeternum telorum et virginitatis amorem intemerata colit. vellem haud correpta fuisset militia tali conata lacessere Teucros: 585 cara mihi comitumque foret nunc una mearum. verum age, quandoquidem fatis urgetur acerbis, labere, nympha, polo finisque invise Latinos, tristis ubi infausto committitur omine pugna. haec cape et ultricem pharetra deprome sagittam: 590 hac, quicumque sacrum violarit vulnere corpus, Tros Italusque, mihi pariter det sanguine poenas. post ego nube cava miserandae corpus et arma inspoliata feram tumulo patriaeque reponam.' dixit, at illa levis caeli delapsa per auras 595 insonuit nigro circumdata turbine corpus.

Traduzione Italiana

Incontro a lui Camilla, accompagnandola la schiera dei Vosci, corse e la regina sulle stesse porte saltò giù da cavallo, ed imitandola tutta la coorte lasciati 500 i cavalli scivolò a terra; poi così parla: "Turno, se il forte a diritto ha fiducia di sé, oso e prometto di correr incontro alla squadre degli Eneadi e da sola affrontare i cavalieri tirreni. Lacia che io con un manipolo tenti i primi rischi di guerra, 505 tu a piedi schierati presso le mura e controlla i bastioni." Turno fissati gli occhi sulla terribile vergine in risposta: O vergine, gloria dell'Italia, quali grazie potrei dire o quali offrire? Ma ora, poiché questo coraggio è sopraa tutto, dividi con me la fatica. 510 Enea, come la fama fa fede e gli esploratori inviati riportano, maligno, ha mandato avanti le armi leggere dei cavalieri, a battere le campagne; egli sul giogo del monte passando attraverso scoscesiluoghi solitari s'avvicina alla città. Io preparo insidie di guerra nel curvo passaggio della selva, 515 per occupare con una soldatesca armata le duplicigole. Tu , attaccata battaglia, accogli la cavalleria tirrena; sarà con te il forte Messapo, le suadre latine e la schiera di Tiburto, tu prendi l'incarico di capo." Così disse e con uguali parole esorta agli scontri 520 Messapo ed i capi alleati e s'affretta contro il nemico. C'è in un curvo anfratto una valle, adatta all'insidia ed agli agguati delle armi, che da ambe le parti un nero fianco di dense fronde stringe, dove un piccolo sentiero conduce e le strette gole e maligni ingressi portano. 525 Sopra questa in vedetta ed alla sommità della vetta del monte sta una pianura ignota e sicuri rifugi, sia tu voglia da destra e da sinistra entrare nella mischia o fermarti sulle alture rotolare grossi massi. Qui si reca il giovane nella nota zona di vie, 530 conquistò il luogo e s'insediò nelle selve insidiose. Intanto nelle sedi superiori la veloce Opi, una trale vergini compagne e la sacra squadra la chiamava Latonia e con la bocca le dava queste tristi frasi:"Camilla avanza verso una crudele guerra, 535 o vergine, e invano si cinge delle nostre armi, caraper me più di tutte. Né questo amore giunse nuovo a Diana e commosse il cuored'improvvisa dolcezza. Cacciato per invidia dal regno e per forze superbe, Metabo quando usciva dall'anticacittà di Priverno, 540 fuggendo in mezzo agli scontri di guerra portò la bambina come compagna per l'esilio e dal nome della madre Casmilla, cambiatauna parte, la chiamò Camilla. Egli portandola in seno davanti a sé si dirigeva su lontani gioghi di soli boschi: ovunque crudeli armi incalzavano 545 ed i Vosci volteggiavano, sparsasi la soldataglia attorno. Ecco in mezzo alla fuga l'Amaseno straripante spumeggiava in cima alle rive, così tanta pioggia s'era riversata dalle nubi. Eglipreparandosi a passare a nuoto è bloccato dall'amore della bambina e teme per il caro fagotto. A lui che 550 tra sé tutto meditava improvvisamente questa idea appena si fissò: la gigantesca lancia che casualmente reggeva con forte mano da combattente, robusta di nodi e di rovere riarso, a questa attacca la figlia fasciata di corteccia e sughero silvestre e la lega leggera a metà dell'asta; 555 e librandola con la destra potente così parla al cielo: "Divina, vergine Latonia, abitatrice dei boschi a te costei io da padre la dedico come ancella; tenendo le tue prime armi supplice nell'aria fugge il nemico. Accoglila, ti prego, divina come tua, lei che è affidata ora alle incerte aure." 560 Disse e steso il braccio manda la lancia violenta: risuonarono le onde, sopra la rapida corrente infelice fuggì sull'arma stridente Camilla. Ma Metabo quando già lo squadrone incalzava troppo vicino si dà al fiume e vittorioso svelle l'asta con la ragazza, 565 dono di Trivia, da una zolla erbosa. Nessuna città l'accolse sotto i tetti, non sotto le mura né lui stesso si sarebbe consegnato per la fierezza, passò la vita dei pastori sui monti solitari. Qui nutriva la figlia nei roveti e tra le ispide tane 570 alle mammelle d'una cavalla della mandria e col latte selvaggio mungendo le poppe sulle tenere labbra. Come da bambina impresse le orme con le prime piante dei piedi, armò le oalme di acuta lancia ed appese alla spalla della piccola le frecce e l'arco. 575 Invece di oro per i capelli, invece della veste di lungo mantello dal capo pendono lungo il dorso spogli di tigre. Già allora con la tenera mano lanciò armi infantili e attorno al capo ruotò la fionda con la liscia cinghia ed ababttè una gru strimonia ed un bianco cigno. 580 Molte madri inutilmente per le città tirrene la desiderarono come nuora; contenta della sola Diana intemerata coltiva l'eterno amore delle armi e della verginità. Avrei voluto non fosse stata mai presa da tale milizia tentando di provocare i Teucri: 585 a me cara, ora sarebbe una delle mie compagne. Ma orsù, poiché è incalzata daacerbi fati, scendi, ninfa, dal cielo e visita le terre latine, dove si attacca una triste battaglia con infausto auspicio. Prendi queste e scaglia dalla faretra la freccia vendicatrice: 590 con questa, chiunque avrà violato il sacro corpo con una ferita, Troiano e Italo, ugualmente col sangue mi paghi le pene. Poi io in una cava nube porterò il corpo della misera e le armi non spogliate e le riporrò al sepolcro ed alla patria." Disse, ma quella scendendo leggera per l'aria del cielo 595 risuonò rivestito il corpo di nero turbine.