Versione di Virgilio

Libro 12, vv. 244-323

Traduzione della Versione "Libro 12, vv. 244-323" di Virgilio

Testo Originale Latino

his aliud maius Iuturna adiungit et alto dat signum caelo, quo non praesentius ullum 245 turbavit mentes Italas monstroque fefellit. namque volans rubra fulvus Iovis ales in aethra litoreas agitabat avis turbamque sonantem agminis aligeri, subito cum lapsus ad undas cycnum excellentem pedibus rapit improbus uncis. 250 arrexere animos Itali, cunctaeque volucres convertunt clamore fugam (mirabile visu), aetheraque obscurant pennis hostemque per auras facta nube premunt, donec vi victus et ipso pondere defecit praedamque ex unguibus ales 255 proiecit fluvio, penitusque in nubila fugit. Tum vero augurium Rutuli clamore salutant expediuntque manus, primusque Tolumnius augur 'hoc erat, hoc votis' inquit 'quod saepe petivi. accipio agnoscoque deos; me, me duce ferrum 260 corripite, o miseri, quos improbus advena bello territat invalidas ut avis, et litora vestra vi populat. petet ille fugam penitusque profundo vela dabit. vos unanimi densete catervas et regem vobis pugna defendite raptum.' 265 dixit, et adversos telum contorsit in hostis procurrens; sonitum dat stridula cornus et auras certa secat. simul hoc, simul ingens clamor et omnes turbati cunei calefactaque corda tumultu. hasta volans, ut forte novem pulcherrima fratrum 270 corpora constiterant contra, quos fida crearat una tot Arcadio coniunx Tyrrhena Gylippo, horum unum ad medium, teritur qua sutilis alvo balteus et laterum iuncturas fibula mordet, egregium forma iuvenem et fulgentibus armis, 275 transadigit costas fulvaque effundit harena. at fratres, animosa phalanx accensaque luctu, pars gladios stringunt manibus, pars missile ferrum corripiunt caecique ruunt. quos agmina contra procurrunt Laurentum, hinc densi rursus inundant 280 Troes Agyllinique et pictis Arcades armis: sic omnis amor unus habet decernere ferro. diripuere aras, it toto turbida caelo tempestas telorum ac ferreus ingruit imber, craterasque focosque ferunt. fugit ipse Latinus 285 pulsatos referens infecto foedere divos. infrenant alii currus aut corpora saltu subiciunt in equos et strictis ensibus adsunt. Messapus regem regisque insigne gerentem Tyrrhenum Aulesten, avidus confundere foedus, 290 adverso proterret equo; ruit ille recedens et miser oppositis a tergo involvitur aris in caput inque umeros. at fervidus advolat hasta Messapus teloque orantem multa trabali desuper altus equo graviter ferit atque ita fatur: 295 'hoc habet, haec melior magnis data victima divis.' concurrunt Itali spoliantque calentia membra. obvius ambustum torrem Corynaeus ab ara corripit et venienti Ebyso plagamque ferenti occupat os flammis: olli ingens barba reluxit 300 nidoremque ambusta dedit. super ipse secutus caesariem laeva turbati corripit hostis impressoque genu nitens terrae applicat ipsum; sic rigido latus ense ferit. Podalirius Alsum pastorem primaque acie per tela ruentem 305 ense sequens nudo superimminet; ille securi adversi frontem mediam mentumque reducta dissicit et sparso late rigat arma cruore. olli dura quies oculos et ferreus urget somnus, in aeternam conduntur lumina noctem. 310 At pius Aeneas dextram tendebat inermem nudato capite atque suos clamore vocabat: 'quo ruitis? quaeve ista repens discordia surgit? o cohibete iras. ictum iam foedus et omnes compositae leges. mihi ius concurrere soli; 315 me sinite atque auferte metus. ego foedera faxo firma manu; Turnum debent haec iam mihi sacra.' has inter voces, media inter talia verba ecce viro stridens alis adlapsa sagitta est, incertum qua pulsa manu, quo turbine adacta, 320 quis tantam Rutulis laudem, casusne deusne, attulerit; pressa est insignis gloria facti, nec sese Aeneae iactavit vulnere quisquam.

Traduzione Italiana

A queste Giuturna aggiunge qualcosa di peggio e dall'alto del cielo dà il segnale, di cui nessuno più immediato 245 turbò le menti itale ed ingannò col prodigio. Infatti volando nel rosso etere il fulvo alato di Giove spaventava gli uccelli del lido, una folla risuonante di una schiera volatile, quando sceso sulle onde il malvagio rapisce con gli artigli adunchi uno stupendo cigno. 250 Gli Itali drizzarono i cuori, e tutti gli uccelli al grido cambiano fuga (mirabile a vedersi), oscurano l'eterecon le penne e nell'aria, creatauna nube, cacciano il nemico, finchè vinto dalla fora e dallo stesso peso l'alato s'eclissò e gettò dagli artigli la preda 255 sul fiume e fuggì completamente verso le nubi. Allora davvero i Rutuli salutano con un grido l'augurio spediscono le mani e per primo l'augure Tolumnio "Questo era, questo con voti, disse, quello che spesso chiesi. Accolgo e riconosco gli dei; con me, con me guida prendete 260 il ferro, o miseri, quelli che un malvagio straniero con la guerra atterrisce come uccelli inpotenti e conla forza devasta i vostri lidi. Lui cercherà la fuga e definitivamente darà le vele nel profondo (mare). Voi unanimi infittite le schiere e difendete per voi con la battagia il re strappato." 265 disse, e lanciò l'arma contro i nemici di fronte correndo; l'asta ( di corniolo) stridula dà un sibilo e sicura taglia l'aria. Questo adun tratto, ad un tratto un grande grido e tutte le file sconvolte ed i cuori scaldati dal tumulto. L'asta volando, poiché per caso nove bellissimi corpi di fratelli 270 s'eran schierati contro, li aveva generati tutti la fedele unica sposa tirrena all'arcadio Gilippo, uno di questi a metà, sul ventre dove la cintura intrecciata si consuma e la fibbia morde le giunture dei fianchi, giovane straordinario per bellezza e per le armi splendenti, 275 trapassa nelle costole e lo stramazza sulla rossa sabbia. Mai fratelli, animosa falange edaccesadal lutto, parte sguainano le spadecon le mani, parte afferrano un ferro da lancio e cieci si precipitano. Contro di essi corrono le schiere dei Laurenti, poi di nuovo i Troiani serrati 280 straripano e gli Agillini e gli Arcadi dalle armi dipinte. Così un unico amore di combattere col ferro prende tutti. Spogliarono gli altari, per tutto il cielo passa una tempesta di armi edincombe una pioggia di ferro, travolgono coppe e fuochi. Lo stesso Latino fugge 285 portando gli dei sconfitto dapatto incompiuto. Altri bloccano i cocchi o con un salto lanciano i corpi sui cavalli e son pronti con le spade sguainate. Messapo avido di rompere il patto, atterrisce il tirreno Auleste, re e che porta l'insegna di re, 290 lanciato contro il cavallo; egli cade indietreggiando e misero rotola sugli altari posti alle spalle con la testa e le spalle. Ma furioso Messapo vola con l'asta e col dardo simile a trave, alto di sopra sul cavallo, lo ferisce gravemente, mentre supplica molto, e così parla: 295 "Questo tiene, questa la migliore vittima data ai grandi dei." Gli Itali accorrono e spogliano le membra che son calde. Corineo di fronte strappa dall'altare un tizzone bruciacchiato e ad Ebiso che arriva e sferra una botta ed imbottisce la faccia di fiamme: gli lampeggiò la gigantesca 300 Barba ebruciacchiata diede una puzza. Lui raggiuntolo sopra con la destra afferra la capigliatura del nemico sconvolto e coll ginocchio premuto puntando lo inchioda proprio a terra; così con la rigida spada colpisce il fianco. Podalirio sopraggiunge su Also pastore in prima fila che piombava tra le armi, 305 inseguendolo con la nuda spada; egli calata la scure spacca in mezzo la fronte ad il mento dell'avversario e riga le armi intorno di sangue sparso. Gli pesa sugli occhi una crudele quiete ed un ferreo sonno, le luci son sepolte in una eterna notte. 310 Ma il pio Enea tendeva la destra inerme a capo scoperto e chiamava i suoi con grida: "Dove correte? Quale discordia improvvisa sorge mai? oh, bloccate le ire. Ormai il patto sancito e tutte concordate le leggi. A me il diritto di attaccare, da solo; 315 lasciatemi e togliete le paure. Io farò i patti sicuri con la mano; ormai questi riti sacri mi devono Turno." Traqueste frasi, in mezzo a tali parole acco una alata freccia stridendo striscio sull'eroe, (c'è) incertezza da quale mano spedita, spinta da quale forza, 320 chi abbia portato così grande fama ai Rutuli, se un caso se un dio; la enorme gloria del fatto fu repressa, e nessuno si vantò per la ferita di Enea.