Versione di Virgilio

Libro 12, vv. 593-649

Traduzione della Versione "Libro 12, vv. 593-649" di Virgilio

Testo Originale Latino

Accidit haec fessis etiam fortuna Latinis, quae totam luctu concussit funditus urbem. regina ut tectis venientem prospicit hostem, 595 incessi muros, ignis ad tecta volare, nusquam acies contra Rutulas, nulla agmina Turni, infelix pugnae iuvenem in certamine credit exstinctum et subito mentem turbata dolore se causam clamat crimenque caputque malorum, 600 multaque per maestum demens effata furorem purpureos moritura manu discindit amictus et nodum informis leti trabe nectit ab alta. quam cladem miserae postquam accepere Latinae, filia prima manu flavos Lavinia crinis 605 et roseas laniata genas, tum cetera circum turba furit, resonant late plangoribus aedes. hinc totam infelix vulgatur fama per urbem: demittunt mentes, it scissa veste Latinus coniugis attonitus fatis urbisque ruina, 610 canitiem immundo perfusam pulvere turpans. [Multaque se incusat, qui non acceperit ante Dardanium Aenean generumque adsciverit ultro] Interea extremo bellator in aequore Turnus palantis sequitur paucos iam segnior atque 615 iam minus atque minus successu laetus equorum. attulit hunc illi caecis terroribus aura commixtum clamorem, arrectasque impulit auris confusae sonus urbis et inlaetabile murmur. 'ei mihi. quid tanto turbantur moenia luctu? 620 quisve ruit tantus diversa clamor ab urbe?' sic ait, adductisque amens subsistit habenis. atque huic, in faciem soror ut conversa Metisci aurigae currumque et equos et lora regebat, talibus occurrit dictis: 'hac, Turne, sequamur 625 Troiugenas, qua prima viam victoria pandit; sunt alii qui tecta manu defendere possint. ingruit Aeneas Italis et proelia miscet, et nos saeva manu mittamus funera Teucris. nec numero inferior pugnae neque honore recedes.' 630 Turnus ad haec: 'o soror, et dudum agnovi, cum prima per artem foedera turbasti teque haec in bella dedisti, et nunc nequiquam fallis dea. sed quis Olympo demissam tantos voluit te ferre labores? 635 an fratris miseri letum ut crudele videres? nam quid ago? aut quae iam spondet Fortuna salutem? vidi oculos ante ipse meos me voce vocantem Murranum, quo non superat mihi carior alter, oppetere ingentem atque ingenti vulnere victum. 640 occidit infelix ne nostrum dedecus Ufens aspiceret; Teucri potiuntur corpore et armis. exscindine domos (id rebus defuit unum ) perpetiar, dextra nec Drancis dicta refellam? terga dabo et Turnum fugientem haec terra videbit? 645 usque adeone mori miserum est? vos o mihi, Manes, este boni, quoniam superis aversa voluntas. sancta ad vos anima atque istius inscia culpae descendam magnorum haud umquam indignus avorum.'

Traduzione Italiana

Anche questa sciagura accadde agli stanchi Latini, che starvolse dalle fondamenta tuttala città peril lutto. Come la regina osservò il nemico venire alle case, 595 le muraesser assaltate, i fuochi volare sulle case, da nessuna parte schiere rutule contro, nessuna fila di Turno, la misera crede estinto il giovane in uno scontro di lotta esubito turbata nella mente per il dolore si proclama causa e colpa ed inizio dei mali, 600 e, pazza, parlando molto a causa del misero furore destinata a morire si stramma con la mano i vestiti purpurei e come nodo di orribile morte lo lega dall'lta trave. Dopo che le Latine appresero questa perdita, la filia Lavinia per prima con la mano dilaniatasi i biondi 605 capelli e le rosee guance, poi attorno il resto della folla impazza, ipalazzi risuonano ampiamente di lamenti. Di qui la miserabile fama si divulga per tutta la città: le menti vengon meno, Latino va con la veste strappata stravolto per i fati della sposa e la rovina della città, 610 deturpando il bianco capo cosparso di immonda polvere. [Molto si accusa, di non aver accolto prima il Dardanio Enea ed accettato come genero] Intanto il guerriero Turno in fondo alla piana insegue pochi sbandati ormai piuttosto lento ed 615 ormai sempre meno lieto della corsa dei cavalli. L'aria gli portò quel grido misto di ciechi terrori ed il suono della città confusa ed il non lieto mormorio colpì le orecchie tese. "Ahimè! Perché le mura son turbate da così grave lutto? 620 o quale così grande grido piomba dalla città distante? Così disse, e tirate le redini si fermò fuori di sé. M a lui, poiché la sorella trasformata nell'aspetto dell'auriga Metisco guidava il cocchio, i cavalli, le redini, si rivolse con tali parole: "Di qua, Turno, seguiamo 625 i Troiugeni dove la prima vittoriaaprela via; ci sono altri che possono difendere col braccio le case. Eneaincalza gli Itali e suscita scontri, anche noi inviamo aiTeucri le stragi con mano crudele. Né inferiore per numero alla lotta né indietreggerai per onore." 630 Turno in risposta: "O sorella, subito ti riconobbi, quando con astuzia per prima turbasti i patti e ti desti a queste guerre, e adesso non mi inganni come dea. Ma chi volle che tu scesa dall'Olimpo sopportassi cosìtante fatiche? 635 forse per vedere la morte crudele di un misero fratello? Ma che faccio? O Fortuna ormai promette quali cose come salvezza? Io stesso davanti ai miei occhi vidi che mi chiamava con un grido Murrano, di cui non mi resta un altro più caro, da gigante cadere e vinto da gigantesca ferita. 640 Ufente cadde misero pernon vedere il nostro disonore; i Teucri si impadroniscono del corpo e dell armi. Sopporterò forse che si distruggano le case (questo solo è mancato alle cose), né con la destra ribatterò alle parole di Drance? Volterò le spalle e questa terra vedrà Turno che fugge? 645 Fino a che punto è brutto morire? Voi, o Mani, siatemi buoni, poiché oer i celesti la volontà è contraria. Io vita pura e ignara di tale colpa discenderò da voi mai indegno dei grandi avi."