Versione di Virgilio

Libro 12, vv. 681-726

Traduzione della Versione "Libro 12, vv. 681-726" di Virgilio

Testo Originale Latino

dixit, et e curru saltum dedit ocius arvis perque hostis, per tela ruit maestamque sororem deserit ac rapido cursu media agmina rumpit. ac veluti montis saxum de vertice praeceps cum ruit avulsum vento, seu turbidus imber 685 proluit aut annis solvit sublapsa vetustas; fertur in abruptum magno mons improbus actu exsultatque solo, silvas armenta virosque involvens secum: disiecta per agmina Turnus sic urbis ruit ad muros, ubi plurima fuso 690 sanguine terra madet striduntque hastilibus aurae, significatque manu et magno simul incipit ore: 'parcite iam, Rutuli, et vos tela inhibete, Latini. quaecumque est fortuna, mea est; me verius unum pro vobis foedus luere et decernere ferro.' 695 discessere omnes medii spatiumque dedere. At pater Aeneas audito nomine Turni deserit et muros et summas deserit arces praecipitatque moras omnis, opera omnia rumpit laetitia exsultans horrendumque intonat armis: 700 quantus Athos aut quantus Eryx aut ipse coruscis cum fremit ilicibus quantus gaudetque nivali vertice se attollens pater Appenninus ad auras. iam vero et Rutuli certatim et Troes et omnes convertere oculos Itali, quique alta tenebant 705 moenia quique imos pulsabant ariete muros, armaque deposuere umeris. stupet ipse Latinus ingentis, genitos diversis partibus orbis, inter se coiisse viros et cernere ferro. atque illi, ut vacuo patuerunt aequore campi, 710 procursu rapido coniectis eminus hastis invadunt Martem clipeis atque aere sonoro. dat gemitum tellus; tum crebros ensibus ictus congeminant, fors et virtus miscetur in unum. ac velut ingenti Sila summove Taburno 715 cum duo conversis inimica in proelia tauri frontibus incurrunt, pavidi cessere magistri, stat pecus omne metu mutum, mussantque iuvencae quis nemori imperitet, quem tota armenta sequantur; illi inter sese multa vi vulnera miscent 720 cornuaque obnixi infigunt et sanguine largo colla armosque lavant, gemitu nemus omne remugit: non aliter Tros Aeneas et Daunius heros concurrunt clipeis, ingens fragor aethera complet. Iuppiter ipse duas aequato examine lances 725 sustinet et fata imponit diversa duorum, quem damnet labor et quo vergat pondere letum.

Traduzione Italiana

Disse, e dal carro fece un salto sui campi velocemente e tra i nemici, tra le armi corre elascia la mesta sorella e con rapida corsa spezza in mezzo le schiere. E come quando un masso dal vertice di un monte 685 piomba a precipizio strappato dal vento, o torbida pioggia lo trascina o il tempo insinuatosi negli anni; il monte si getta a precipizio terribile con grande spinta e susulta sul suolo, travolgendo selve armenti ed uomini con sé: così tra le file spezzate Turno precipita verso le mura della città, dove abbondantissima la terra 690 s'imbeve di sangue sparso e l'aria stride di aste, fa segno con la mano ed isieme comincia a gran voce: "Smettere ormai, Rutuli, e voi bloccate le armi, Latini. Qualunque sia la fortuna, è mia: è più giusto che io da solo per voi paghi il patto e combatta col ferro." 695 Tutti si tolsero di mezzo e diedero spazio. Ma subito il padre Enea, udito il nome di Turno, lascia anche le mura, e lascia le sommità delle rocche tronca tutti gli indugi, rompe tutte le iniziative esultando di letizia ed orribilmente tuonando con le armi: 700 quanto grande l'Athos o quanto l'Erice o quanto lo stesso padre Appannino quando freme con gli elci scintillanti e gioisce per la cima nevosa alzandosi all'aria. Ma ormai i Tutuli a gara edi Troiani e tutti gli Itali volsero gli occhi, e quelli che tenevano le alte mura 705 e quelli che con l'ariete battevano alla base delle mura, posarono le armi dalle spalle. Lo stesso Latino stupisce che giganteschi eroi, nati in diverse parti del mondo, si scontrassero tra loro e combattessero col ferro. Ma quelli, come le piane si aprirono nella distesa libera, 710 con una rapida rincorsa scagliate da lontano le aste, affrontano Martecon scudi e bronzo sonoro. Laterra dà u gemito; allora moltiplicano conle spade fitti colpi, sorte e valore si mesce in una sola cosa. E come quando sulla gigantesca Sila o sulla sommità 715 del Taburno due tori si scontrano con fronti avverse oer ostili duelli, impauriti si son fermati i pastori, tutto il gregge sta muto per la paura, e le giovenche son incerte chi comandi nel bosco, chi seguiranno tutti gli armenti; essi tra loro vibrano ferite con molta forza 720 puntandosi conficcano le corna e lavano con sangue abbondante i colli e le membra, e di gemito tutto il bosco riecheggia: non diversamente il triano Enea ed il Daunio eroe si scontran con gli scudi, enorme frastuono riempiel'etere. Lo stesso Giove equilibrato l'ago sostiene le due 725 bilance ed vi pone i diversi fati dei due, chi l'impresa condanni e dove lamorte si volga col peso.