Versione di Virgilio

Libro 1, vv. 305-339

Traduzione della Versione "Libro 1, vv. 305-339" di Virgilio

Testo Originale Latino

At pius Aeneas per noctem plurima volvens, ut primum lux alma data est, exire locosque explorare novos, quas vento accesserit oras, qui teneant nam inculta videt, hominesne feraene, quaerere constituit sociisque exacta referre. classem in convexo nemorum sub rupe cavata arboribus clausam circum atque horrentibus umbris occulit; ipse uno graditur comitatus Achate bina manu lato crispans hastilia ferro. cui mater media sese tulit obvia silva virginis os habitumque gerens et virginis arma Spartanae, vel qualis equos Threissa fatigat Harpalyce volucremque fuga praevertitur Hebrum. namque umeris de more habilem suspenderat arcum venatrix dederatque comam diffundere ventis, nuda genu nodoque sinus collecta fluentis. ac prior 'heus,' inquit, 'iuvenes, monstrate, mearum vidistis si quam hic errantem forte sororum succinctam pharetra et maculosae tegmine lyncis, aut spumantis apri cursum clamore prementem.' Sic Venus et Veneris contra sic filius orsus: 'nulla tuarum audita mihi neque visa sororum, o quam te memorem, virgo? namque haud tibi vultus mortalis, nec vox hominem sonat; o, dea certe an Phoebi soror? an Nympharum sanguinis una?, sis felix nostrumque leves, quaecumque, laborem et quo sub caelo tandem, quibus orbis in oris iactemur doceas: ignari hominumque locorumque erramus vento huc vastis et fluctibus acti. multa tibi ante aras nostra cadet hostia dextra.' Tum Venus: 'haud equidem tali me dignor honore; virginibus Tyriis mos est gestare pharetram purpureoque alte suras vincire coturno. Punica regna vides, Tyrios et Agenoris urbem; sed fines Libyci, genus intractabile bello.

Traduzione Italiana

Ma il pio Enea meditando moltissimo durante la notte, appena fu data la luce vitale decise di uscire ed esplorare i nuovi luoghi, quali spiagge abbia raggiunto col vento, chiedere chi, se uomini o belve, poiché vede (luoghi) incolti, li abiti e riferire ai compagni cose esatte. Occulta nella rientranza dei boschi sotto una rupe scavata la flotta chiusa attorno da alberi e fresche ombre; egli accompagnato dal solo Acate avanza brandendo in mano due giavellotti di largo ferro. Ma lui si offerse incontro la madre in mezzo al bosco tenendo un volto ed un portamento di ragazza ed armi di ragazza spartana, o quale la tracia Arpalice (che) affatica i cavalli e sorpassa in fuga il veloce Ebro. Infatti secondo l’uso la cacciatrice aveva sospeso alle spalle il comodo arco e aveva lasciato sciogliere la chioma ai venti nuda il ginocchio e raccolte con nodo le vesti fluenti. E per prima disse:”Olè, giovani, mostrate se mai vedeste qui una delle mie sorelle errante, cinta di faretra e della pelle di una lince chiazzata, o incalzante con grida la corsa d’un cinghiale schiumante”. Così Venere e così il figlio di Venere in risposta cominciò: “Nessuna delle tue sorelle fu da me vista nè sentita, oh, come parlarti, ragazza? Infatti non hai volto mortale, né la voce richiama una creatura, oh, dea davvero o sorella di Febo? oppure una della famiglia delle Ninfe? Sii favorevole, qualunque (tu sia) e allevia il nostro affanno e rivela finalmente sotto che cielo, in quali spiagge del mondo siamo gettati: ignari sia delle persone che dei luoghi erriamo spinti qui dal vento e dai vasti flutti. Molta vittima cadrà per te davanti agli altari per nostra mano” Allora Venere: “Veramente non mi degno di tale onore; per ragazze Tirie a costume portar la faretra e legare col purpureo coturno legare le gambe. Vedi regni punici, Tirii e la città di Agenore; ma territori libici, razza indomabile in guerra.