Versione di Virgilio

Libro 1, vv. 561-578

Traduzione della Versione "Libro 1, vv. 561-578" di Virgilio

Testo Originale Latino

Tum breviter Dido vultum demissa profatur: 'solvite corde metum, Teucri, secludite curas. res dura et regni novitas me talia cogunt moliri et late finis custode tueri. quis genus Aeneadum, quis Troiae nesciat urbem, virtutesque virosque aut tanti incendia belli? non obtunsa adeo gestamus pectora Poeni, nec tam aversus equos Tyria Sol iungit ab urbe. seu vos Hesperiam magnam Saturniaque arva sive Erycis finis regemque optatis Acesten, auxilio tutos dimittam opibusque iuvabo. vultis et his mecum pariter considere regnis? urbem quam statuo, vestra est; subducite navis; Tros Tyriusque mihi nullo discrimine agetur. atque utinam rex ipse Noto compulsus eodem adforet Aeneas. equidem per litora certos dimittam et Libyae lustrare extrema iubebo, si quibus eiectus silvis aut urbibus errat.'

Traduzione Italiana

Allora Didone, abbassato il volto, brevemente afferma: “Togliete la paura dal cuore, Teucri, escludete gli affanni. realtà dura e novità del potere mi obbligano a far tali cose e attorno guardar con guardia i confini. Chi ignora la stirpe degli Eneadi, chi la città di Troia, eroismi ed eroi o gli incendi di così grande guerra? Noi Puni non abbiamo cuori così ottusi, né il sole aggioga i cavalli così lontano dalla città Tiria. Sia che voi vogliate la grande Esperia e le piane saturnie sia i territori di Erice ed il re Aceste, vi congederò sicuri per l’aiuto e vi aiuterò con risorse. Volete anche fermarvi con me in questi regni? La città che organizzo, è vostra; attraccate le navi; troiano o tirio per me sarà trattato senza alcuna differenza. E magari lo stesso re Enea spinto dallo stesso Noto si presentasse. Invierò certamente dei fidati per le spiagge e ordinerò di controllare le estremità della Libia, se vaga sbattuto in qualche selva o città”.