Versione di Virgilio

Libro 2, vv. 195-227

Traduzione della Versione "Libro 2, vv. 195-227" di Virgilio

Testo Originale Latino

Talibus insidiis periurique arte Sinonis credita res, captique dolis lacrimisque coactis quos neque Tydides nec Larisaeus Achilles, non anni domuere decem, non mille carinae. Hic aliud maius miseris multoque tremendum obicitur magis atque improvida pectora turbat. Laocoon, ductus Neptuno sorte sacerdos, sollemnis taurum ingentem mactabat ad aras. ecce autem gemini a Tenedo tranquilla per alta horresco referens immensis orbibus angues incumbunt pelago pariterque ad litora tendunt; pectora quorum inter fluctus arrecta iubaeque sanguineae superant undas, pars cetera pontum pone legit sinuatque immensa volumine terga. fit sonitus spumante salo; iamque arva tenebant ardentisque oculos suffecti sanguine et igni sibila lambebant linguis vibrantibus ora. diffugimus visu exsangues. illi agmine certo Laocoonta petunt; et primum parva duorum corpora natorum serpens amplexus uterque implicat et miseros morsu depascitur artus; post ipsum auxilio subeuntem ac tela ferentem corripiunt spirisque ligant ingentibus; et iam bis medium amplexi, bis collo squamea circum terga dati superant capite et cervicibus altis. ille simul manibus tendit divellere nodos perfusus sanie vittas atroque veneno, clamores simul horrendos ad sidera tollit: qualis mugitus, fugit cum saucius aram taurus et incertam excussit cervice securim. at gemini lapsu delubra ad summa dracones effugiunt saevaeque petunt Tritonidis arcem, sub pedibusque deae clipeique sub orbe teguntur.

Traduzione Italiana

Con tali insidie e con l’arte dello spergiuro Sinone la cosa fu creduta e catturati con inganni e lacrime costrette quelli che non domarono nè il Tidide nè Achille larisseo, non dieci anni , non mille carene. Qui un’altra cosa maggiore si presenta ai miseri e più tremenda e turba gli animi inesperti. Laocoonte, sacerdote estratto a sorte per Nettuno, presso i solenni altari uccideva un enorme toro. Ma ecco da Tenedo serpenti gemelli per l’alto mare tranquillo (inorridisco raccontandolo) con immensi giri incombono sul mare ed insieme si dirigono ai lidi; ma i loro petti alzati tra i flutti e le creste sanguinee superano le onde l’altra parte raccoglie dietro e incurva i dorsi immensi con una spira. C’è un fragore, spumeggiando il mare; ed ormai tenevano i campi iniettati gli ardenti occhi di sangue e di fuoco lambivano le sibilanti bocche con le lingue vibranti. Scappiamo pallidi in volto. Quelli in schiera sicura vano su Laocoonte; ed anzitutto entrambi i serpenti, abbracciati i piccoli corpi dei due figli li avvolgono e divorano col morso le misere membra; poi afferrano lui stesso che accorre e porta le armi e lo legano con enormi spire; ed ormai abbracciatolo due volte nel mezzo, due volte circondatogli il collo con gli squamosi dorsi lo superano con testa ed alti colli. Egli tenta con le mani divellere i nodi macchiate le bende di bava e nero veleno, insieme alza alle stelle terribili grida: quali i muggiti, quando un toro ferito sfugge l’altare e scuote dal capo la scure incerta. Ma i draghi gemelli di corsa fuggono ai sommi templi e cercano la rocca della crudele Tritonide, si nascondono sotto i piedi della dea e sotto il cerchio dello scudo.