Versione di Virgilio

Libro 2, vv. 361-401

Traduzione della Versione "Libro 2, vv. 361-401" di Virgilio

Testo Originale Latino

Quis cladem illius noctis, quis funera fando explicet aut possit lacrimis aequare labores? urbs antiqua ruit multos dominata per annos; plurima perque vias sternuntur inertia passim corpora perque domos et religiosa deorum limina. nec soli poenas dant sanguine Teucri; quondam etiam victis redit in praecordia virtus victoresque cadunt Danai. crudelis ubique luctus, ubique pavor et plurima mortis imago. Primus se Danaum magna comitante caterva Androgeos offert nobis, socia agmina credens inscius, atque ultro verbis compellat amicis: 'festinate, viri. nam quae tam sera moratur segnities? alii rapiunt incensa feruntque Pergama: vos celsis nunc primum a navibus itis?' dixit, et extemplo neque enim responsa dabantur fida satis sensit medios delapsus in hostis. obstipuit retroque pedem cum voce repressit. improvisum aspris veluti qui sentibus anguem pressit humi nitens trepidusque repente refugit attollentem iras et caerula colla tumentem, haud secus Androgeos visu tremefactus abibat. inruimus densis et circumfundimur armis, ignarosque loci passim et formidine captos sternimus; aspirat primo Fortuna labori. atque hic successu exsultans animisque Coroebus 'o socii, qua prima' inquit 'Fortuna salutis monstrat iter, quaque ostendit se dextra, sequamur: mutemus clipeos Danaumque insignia nobis aptemus. dolus an virtus, quis in hoste requirat? arma dabunt ipsi.' sic fatus deinde comantem Androgei galeam clipeique insigne decorum induitur laterique Argivum accommodat ensem. hoc Rhipeus, hoc ipse Dymas omnisque iuventus laeta facit: spoliis se quisque recentibus armat. vadimus immixti Danais haud numine nostro multaque per caecam congressi proelia noctem conserimus, multos Danaum demittimus Orco. diffugiunt alii ad navis et litora cursu fida petunt; pars ingentem formidine turpi scandunt rursus equum et nota conduntur in alvo.

Traduzione Italiana

Chi spiegherebbe parlando la strage di quella notte, chi le morti o potrebbe eguagliare le angosce con lacrime? La città antica che ha dominato per molti anni crolla; e moltissimi corpi inerti qua e là sono stesi per le vie e per le case e le soglie consacrate degli dei. Ma non da soli i Teucri pagano il fio con il sangue; a volte anche ai vinti il valore ritorna nei cuori ed i vittoriosi Danai cadono. Crudele ovunque il lutto, ovunque terrore e frequentissima l’immagine della morte. Primo dei Danai ci si offre, accompagnandolo una grande schiera, Androgeo, credendoci schiera alleata ignaro, ed inoltre chiama con parole amiche: “Affrettatevi, uomini. Quale sì lenta indolenza attarda? altri rapinano e portano via Pergamo incendiata: voi venite appena adesso dalle alte navi?” Disse e subito, non si davano risposte davvero abbastanza fidate, si accorse caduto in mezzo ai nemici. Si stupì e trasse indietro il piede con la frase. Come chi calpestò in terra un serpente improvviso negli aspri sentieri e tentando trepidante subito schiva quello che alza le ire e che gonfia i livido colli, non diversamente Androgeo se n’andava atterrito alla vista. Attacchiamo e siamo immischiati con le fitte armi, qua e là ignari del posto e presi da terrore li stendiamo; la Fortuna favorisce la prima fatica. Ed allora Corebo esultando per il successo ed il coraggio “O compagni, disse, dove la prima Fortuna mostra la via della salvezza, e dove si offre favorevole, seguiamola: cambiamo gli scudi dei Danai e adattiamoci le insegne. Frode o coraggio, chi indagherebbe nel nemico? Loro daranno le armi”. Così detto, poi indossa l’elmo chiomato di Androgeo e l’insegna decorata e adatta al fianco la spada argiva. Rifeo, lo stesso Dimante e tutta la gioventù contenta fa questo: ciascuno si arma delle spoglie recenti. Andiamo mischiati ai Danai non sotto una nostra divinità ed avanzati attacchiamo molti scontri nella cieca notte, spediamo all’Orco molti dei Danai. Alcuni fuggono alle navi e di corsa cercano i lidi fidati; una parte con vergognosa paura salgono l’enorme cavallo di nuovo e si nascondono nel ventre noto.