Versione di Virgilio

Libro 3, vv. 472-505

Traduzione della Versione "Libro 3, vv. 472-505" di Virgilio

Testo Originale Latino

Interea classem velis aptare iubebat Anchises, fieret vento mora ne qua ferenti. quem Phoebi interpres multo compellat honore: 'coniugio, Anchisa, Veneris dignate superbo, cura deum, bis Pergameis erepte ruinis, ecce tibi Ausoniae tellus: hanc arripe velis. et tamen hanc pelago praeterlabare necesse est: Ausoniae pars illa procul quam pandit Apollo. vade,' ait 'o felix nati pietate. quid ultra provehor et fando surgentis demoror Austros?' nec minus Andromache digressu maesta supremo fert picturatas auri subtemine vestis et Phrygiam Ascanio chlamydem nec cedit honore textilibusque onerat donis, ac talia fatur: 'accipe et haec, manuum tibi quae monimenta mearum sint, puer, et longum Andromachae testentur amorem, coniugis Hectoreae. cape dona extrema tuorum, o mihi sola mei super Astyanactis imago. sic oculos, sic ille manus, sic ora ferebat; et nunc aequali tecum pubesceret aevo.' hos ego digrediens lacrimis adfabar obortis: 'viuvite felices, quibus est fortuna peracta iam sua: nos alia ex aliis in fata vocamur. obis parta quies: nullum maris aequor arandum, arva neque Ausoniae semper cedentia retro quaerenda. effigiem Xanthi Troiamque videtis quam vestrae fecere manus, melioribus, opto, auspiciis, et quae fuerit minus obvia Grais. si quando Thybrim vicinaque Thybridis arva intraro gentique meae data moenia cernam, cognatas urbes olim populosque propinquos, Epiro Hesperiam quibus idem Dardanus auctor atque idem casus, unam faciemus utramque Troiam animis: maneat nostros ea cura nepotes.

Traduzione Italiana

Frattanto Anchise ordinava di preparare la flotta con remi, che non capitasse un ritardo al vento soffiante. Il profeta di Febo lo saluta con molto onore: “Anchise, degnato del superbo matrimonio di Venere, attenzione degli dei, due volte strappato dai crolli Pergamenei, ecco a te la terra di Ausonia: prendila con le vele. e tuttavia è necessario passarla oltre per mare: quella parte d’Ausonia che Apollo apre lontano. Va’, dice, felice per la virtù del figlio. Perché oltre mi spingo e parlando freno gli Austri nascenti?” Nè di meno Andromaca triste per l’estrema partenza porta vesti tessute di trama d’oro e per Ascanio una clamide frigia né è inferiore di offerte e carica di doni tessili e così dice: “Accogli anche questi, che siano i ricordi delle mie mani, fanciullo ed attestino il grande amore di Andromaca, sposa Ettorea. Prendi gli ultimi doni dei tuoi, oh per me unica immagine del mio Astianatte. Così gli occhi, così lui le mani, così il volto aveva; ed ora crescerebbe con te di pari età.” Costoro io partendo salutavo, rinate le lacrime: “Vivete felici, per i quali la propria sorte è già compiuta: noi siamo chiamati da altre in altre sorti. Per voi nacque la pace: nessuna acqua di mare da solcare, né da cercare i campi d’Ausonia, sempre indietreggianti. Voi vedete la vista dello Xanto e Troia, che le vostre mani hanno fatto, prego con migliori auspici e che siano stati meno buoni ai Grai. Se mai raggiungerò il Tevere ed i campi vicini del Tevere e vedrò le mura date al mio popolo, allora faremo le città gemelle ed i popoli amici l’Esperia all’Epiro, per i i quali lo stesso Padre Dardano e le stesse sorti, (faremo) unica di cuori una e l’ altra Troia: tale premura conservi i nostri nipoti.”