Versione di Virgilio

Libro 4, vv. 408-449

Traduzione della Versione "Libro 4, vv. 408-449" di Virgilio

Testo Originale Latino

Quis tibi tum, Dido, cernenti talia sensus, quosve dabas gemitus, cum litora fervere late prospiceres arce ex summa, totumque videres misceri ante oculos tantis clamoribus aequor. improbe Amor, quid non mortalia pectora cogis. ire iterum in lacrimas, iterum temptare precando cogitur et supplex animos summittere amori, ne quid inexpertum frustra moritura relinquat. 'Anna, vides toto properari litore circum: undique convenere; vocat iam carbasus auras, puppibus et laeti nautae imposuere coronas. hunc ego si potui tantum sperare dolorem, et perferre, soror, potero. miserae hoc tamen unum exsequere, Anna, mihi; solam nam perfidus ille te colere, arcanos etiam tibi credere sensus; sola viri mollis aditus et tempora noras. i, soror, atque hostem supplex adfare superbum: non ego cum Danais Troianam exscindere gentem Aulide iuravi classemve ad Pergama misi, nec patris Anchisae cinerem manisve revelli: cur mea dicta negat duras demittere in auris? quo ruit? extremum hoc miserae det munus amanti: exspectet facilemque fugam ventosque ferentis. non iam coniugium antiquum, quod prodidit, oro, nec pulchro ut Latio careat regnumque relinquat: tempus inane peto, requiem spatiumque furori, dum mea me victam doceat fortuna dolere. extremam hanc oro veniam miserere sororis, quam mihi cum dederit cumulatam morte remittam.' Talibus orabat, talisque miserrima fletus fertque refertque soror. sed nullis ille movetur fletibus aut voces ullas tractabilis audit; fata obstant placidasque viri deus obstruit auris. ac velut annoso validam cum robore quercum Alpini Boreae nunc hinc nunc flatibus illinc eruere inter se certant; it stridor, et altae consternunt terram concusso stipite frondes; ipsa haeret scopulis et quantum vertice ad auras aetherias, tantum radice in Tartara tendit: haud secus adsiduis hinc atque hinc vocibus heros tunditur, et magno persentit pectore curas; mens immota manet, lacrimae volvuntur inanes.

Traduzione Italiana

Quale sensazione allora per te, Didone, che osservavi tali cose che gemiti mandavi, spiando dall'alto della rocca attorno animarsi i lidi e vedendo davanti agli occhi tutto il mare sconvolgersi di così alte grida. Malvagio Amore, a cosa non spingi i cuori mortali? Ancora è costretta a gettarsi in lacrime, ancora a tentare supplice, pregando, di soggiogare all'amore i sentimenti, per non lasciare invano qualcosa destinata a morire. "Anna, vedi che ci si affretta attorno a tutto il lido: si sono radunati da ogni parte; ormai la vela invoca i venti, e allegri i marinai misero sulle poppe le corone. Se io potei immaginare questo sì gran dolore, sorella, potrò pure sopportarlo. Per me misera tuttavia, Anna, esegui solo questo: quel perfido infatti te sola onorava, a te pure affidava arcani sentimenti; tu sola conoscevi le tenere vie ed i momenti dell'uomo. Va, sorella, e supplice parla al superbo nemico: non io giurai con i Danai di sterminare il popolo troiani in Aulide o mandai a Pergamo la flotta, né violai il cenere o i Mani del padre Anchise: perché rifiuta di accogliere nelle dure orecchie i miei detti? Dove scappa? Dia questo ultimo dono alla misera amante: aspetti una fuga facile e venti che aiutano. Non chiedo più l'antica unione, che tradì, né che si privi del bel Lazio e abbandoni il regno. Chiedo un tempo vuoto, quiete e spazio al furore, fin che la mia sorte mi insegni a soffrire, vinta. Questa ultima grazia prego, abbi pietà della sorella, e se mela concederà la restituirò accresciuta dalla morte." Con tali parole pregava, e la miserrima sorella porta e riporta tali pianti. Ma lui non è smosso da alcun pianto o arrendevole ascolta alcuna espressione; i fati lo vietano e un dio chiude le calme orecchie dell'eroe. E come quando le Bore alpine gareggiano tra loro a sradicare una forte quercia di annosa forza con soffi ora di qui ora di là; va lo stridore e le alte fronde cospargono la terra, essendo scosso il tronco; lei aderisce ai macigni e quanto colla cima tende ai cieli, altrettanto con la radice al Tartaro: non diversamente l'eroe è colpito da una parte e dall'altra da frasi continue, e nel gran petto recepisce gli affanni; la mente resta immota, le lacrime scorrono inutili.