Versione di Virgilio

Libro 5, vv. 35-103

Traduzione della Versione "Libro 5, vv. 35-103" di Virgilio

Testo Originale Latino

At procul ex celso miratus vertice montis adventum sociasque rates occurrit Acestes, horridus in iaculis et pelle Libystidis ursae, Troia Criniso conceptum flumine mater quem genuit. veterum non immemor ille parentum gratatur reduces et gaza laetus agresti excipit, ac fessos opibus solatur amicis. Postera cum primo stellas Oriente fugarat clara dies, socios in coetum litore ab omni advocat Aeneas tumulique ex aggere fatur: 'Dardanidae magni, genus alto a sanguine divum, annuus exactis completur mensibus orbis, ex quo reliquias divinique ossa parentis condidimus terra maestasque sacravimus aras; iamque dies, nisi fallor, adest, quem semper acerbum, semper honoratum sic di voluistis habebo. hunc ego Gaetulis agerem si Syrtibus exsul, Argolicove mari deprensus et urbe Mycenae, annua vota tamen sollemnisque ordine pompas exsequerer strueremque suis altaria donis. nunc ultro ad cineres ipsius et ossa parentis haud equidem sine mente, reor, sine numine divum adsumus et portus delati intramus amicos. ergo agite et laetum cuncti celebremus honorem: poscamus ventos, atque haec me sacra quotannis urbe velit posita templis sibi ferre dicatis. bina boum vobis Troia generatus Acestes dat numero capita in navis; adhibete penatis et patrios epulis et quos colit hospes Acestes. praeterea, si nona diem mortalibus almum Aurora extulerit radiisque retexerit orbem, prima citae Teucris ponam certamina classis; quique pedum cursu valet, et qui viribus audax aut iaculo incedit melior levibusque sagittis, seu crudo fidit pugnam committere caestu, cuncti adsint meritaeque exspectent praemia palmae. ore favete omnes et cingite tempora ramis.' Sic fatus velat materna tempora myrto. hoc Helymus facit, hoc aevi maturus Acestes, hoc puer Ascanius, sequitur quos cetera pubes. ille e concilio multis cum milibus ibat ad tumulum magna medius comitante caterva. hic duo rite mero libans carchesia Baccho fundit humi, duo lacte novo, duo sanguine sacro, purpureosque iacit flores ac talia fatur: 'salve, sancte parens, iterum; salvete, recepti nequiquam cineres animaeque umbraeque paternae. non licuit finis Italos fataliaque arva nec tecum Ausonium, quicumque est, quaerere Thybrim.' dixerat haec, adytis cum lubricus anguis ab imis septem ingens gyros, septena volumina traxit amplexus placide tumulum lapsusque per aras, caeruleae cui terga notae maculosus et auro squamam incendebat fulgor, ceu nubibus arcus mille iacit varios adverso sole colores. obstipuit visu Aeneas. ille agmine longo tandem inter pateras et levia pocula serpens libavitque dapes rursusque innoxius imo successit tumulo et depasta altaria liquit. hoc magis inceptos genitori instaurat honores, incertus geniumne loci famulumne parentis esse putet; caedit binas de more bidentis totque sues, totidem nigrantis terga iuvencos, vinaque fundebat pateris animamque vocabat Anchisae magni manisque Acheronte remissos. nec non et socii, quae cuique est copia, laeti dona ferunt, onerant aras mactantque iuvencos; ordine aena locant alii fusique per herbam subiciunt veribus prunas et viscera torrent.

Traduzione Italiana

Ma lontano osservando dall'alta cima del monte Aceste corre all'arrivo, alle navi amiche, spaventoso nelle armi e nella pelle di orsa Libistide, (lui) che madre troiana generò concepito dal fiume Crinisio. Egli non immemore degli antichi padri festeggia i reduci e lieto e li accoglie con rustico dono e consola gli stanchi con regali amichevoli. Poi appena il chiaro giorno aveva cacciato le stelle dal primo Oriente, Enea chiama a raccolta da tutta la spiaggia i compagni e parla dall'argine di un rialzo: "Grandi Dardanidi, stirpe dall'alto sangue degli dei, si compie, trascorsi i mesi, il giro d'un anno, da quando seppellimmo in terra i resti e le ossa del padre divino e consacrammo i mesti altari. Ormai, se non sbaglio, ricorre il giorno, che sempre riterrò acerbo, ma sempre onorato (così voleste, o dei). Se io, esule, lo passassi nelle Sirti Getule o, catturato, nel mare Argolico e nella città di Micene, tuttavia eseguirei i voti annuali e le solenni cerimonie, secondo il rito e riempirei gli altari dei loro doni. Ora poi siamo vicini alle ceneri ed alle ossa dello stesso padre, non credo senza un progetto, senza una volontà degli dei ed entriamo, spinti, in porti amici. Oesù e celebriamo tutti la lieta festa; chiamiamo i venti; egli voglia che io annualmente, fondata la città, offra a lui in templi consacrati questi riti. Aceste, generato da Troia, vi dà due capi, in tutto, di buoi per navi: invitate anche i penati ai banchetti anche quelli che l'ospite Aceste onora. Inoltre se la nona Aurora porterà ai mortali il santo giorno e ricoprirà il mondo di raggi, indirò per i Teucri per prime le gare della flotta veloce; e chi vale nella corsa a piedi e chi, audace per forze o si presenta migliore nel giavellotto e nelle frecce leggere o si fida d'attaccare uno scontro col forte cesto, tutti siano presenti e s'aspettino i premi della meritata palma. Propiziate tutti col silenzio e cingete le tempia di rami" Così espressosi, vela le tempia di mirto materno: Questo fa Elimo, questo Aceste, maturo d'età, questo il giovane Ascanio e l'altra gioventù li segue. Egli avanzava dall'assemblea verso il tumulo con molte migliaia, in mezzo, mentre una grande folla l'accompagna. Qui ritualmente libando due coppe di puro Bacco, (ne) versa per terra, due di latte fresco, due di sangue sacro, e sparge fiori purpurei e dice tali cose: "Salve, padre santo, di nuovo salve, ceneri invano raccolte, anime ed ombre paterne. Non fu lecito con te cercare i territori itali ed i campi fatali, né, qualunque sia, l'Ausonio Tevere". Aveva detto queste cose, quando dai luoghi più profondi una serpe enorme, viscida, trasse sette cerchi, sette giri abbracciando placidamente il tumulo e scivolando tra gli altari, macchiato sul dorso di nota cerulea, ed un fulgore accendeva la squama d'oro, come l'arcobaleno proietta tra le nubi mille diversi colori, quando il sole è davanti Stupì alla vista Enea. Quello con lungo snodo finalmente strisciando tra le tazze e le leggere coppe libò le offerte e di nuovo, innocuo, si ritrasse nel profondo del tumulo e lasciò gli altari assaggiati. Per questo riprende di più i riti iniziati per il padre, incerto se credere se sia il genio del luogo o un messaggero del padre; sgozza secondo il rito due pecore, altrettanti porci, altrettanti giovenchi neri nei dorsi, con le coppe versava vini ed invocava l'anima del grande Anchise ed i Mani richiamati dall'Acheronte. Non meno i compagni, quale a ciascuno è dato, lieti portano doni, riempiono gli altari e sacrificano giovenchi; alcuni collocano in ordine caldaie e sparsi nell'erba mettono spine sotto gli spiedi ed arrostiscono le carni.