Versione di Virgilio

Libro 5, vv. 8-34

Traduzione della Versione "Libro 5, vv. 8-34" di Virgilio

Testo Originale Latino

Ut pelagus tenuere rates nec iam amplius ulla occurrit tellus, maria undique et undique caelum, olli caeruleus supra caput astitit imber noctem hiememque ferens et inhorruit unda tenebris. ipse gubernator puppi Palinurus ab alta: 'heu quianam tanti cinxerunt aethera nimbi? quidve, pater Neptune, paras?' sic deinde locutus colligere arma iubet validisque incumbere remis, obliquatque sinus in ventum ac talia fatur: 'magnanime Aenea, non, si mihi Iuppiter auctor spondeat, hoc sperem Italiam contingere caelo. mutati transversa fremunt et vespere ab atro consurgunt venti, atque in nubem cogitur aer. nec nos obniti contra nec tendere tantum sufficimus. superat quoniam Fortuna, sequamur, quoque vocat vertamus iter. nec litora longe fida reor fraterna Erycis portusque Sicanos, si modo rite memor servata remetior astra.' tum pius Aeneas: 'equidem sic poscere ventos iamdudum et frustra cerno te tendere contra. flecte viam velis. an sit mihi gratior ulla, quove magis fessas optem dimittere navis, quam quae Dardanium tellus mihi servat Acesten et patris Anchisae gremio complectitur ossa?' haec ubi dicta, petunt portus et vela secundi intendunt Zephyri; fertur cita gurgite classis, et tandem laeti notae advertuntur harenae.

Traduzione Italiana

Come le barche tennero il mare e non appare più alcuna terra, mari ovunque ed ovunque cielo, gli stette sopra il capo una scura nube portando notte e freddo e l'onda rabbrividì per le tenebre. Lo stesso Palinuro, il pilota, dall'alta poppa: "Ahi, perché mai tante nubi cinsero i cieli? O cosa prepari, padre Nettuno?" Poi espressosi così ordina di raccoglier le vele e di buttarsi sui forti remi, piega le velature al vento dice tali cose: "Magnanimo Enea, se anche Giove garante mi rispondesse, non spererei di toccare l'Italia con tale cielo. I venti cambiati fremono di traverso e si alzano dal nero occidente, anche l'aria si coagula in nube. Noi pur sforzandoci siamo tanto capaci di proseguire contro. Poiché la Sorte vince, seguiamola, ovunque chiami, volgiamo il cammino. Non credo lontano i leali lidi fraterni di Erice ed i porti siculi, se però ben memore ricalcolo gli astri osservati" Allora il pio Enea: "Gia da molto vedo che i venti vogliono così e che tu invano vai contro. Cambia corso con le vele. C'è forse per me qualche terra più gradita, dove più desideri lasciare le stanche navi, che quella che mi conserva il Dardanio Aceste e che abbraccia in grembo le ossa del padre Anchise? Appena detto ciò, gli Zefiri favorevoli volgono ai porti e gonfiano le vele; e veloce la flotta sene va nel gorgo, e finalmente lieti si dirigono alla conosciuta spiaggia.