Versione di Virgilio

Libro 8, vv.608-625

Traduzione della Versione "Libro 8, vv.608-625" di Virgilio

Testo Originale Latino

At Venus aetherios inter dea candida nimbos 8.608 dona ferens aderat; natumque in valle reducta ut procul egelido secretum flumine vidit, 610 talibus adfata est dictis seque obtulit ultro: 'en perfecta mei promissa coniugis arte munera, ne mox aut Laurentis, nate, superbos aut acrem dubites in proelia poscere Turnum.' dixit, et amplexus nati Cytherea petivit, 615 arma sub adversa posuit radiantia quercu. ille deae donis et tanto laetus honore expleri nequit atque oculos per singula volvit, miraturque interque manus et bracchia versat terribilem cristis galeam flammasque vomentem, 8.620 fatiferumque ensem, loricam ex aere rigentem, sanguineam, ingentem, qualis cum caerula nubes solis inardescit radiis longeque refulget; tum levis ocreas electro auroque recocto, hastamque et clipei non enarrabile textum. 625

Traduzione Italiana

Ma la dea venere tra i candidi nembi si presentava portando doni; come vide da lontano il figlio in una valle appartata solitaria presso il gelido fiume, 610 parlò con tali parole e si offrì apertamente: " Ecco i doni promessi fatti dall'arte del mio coniuge, perché non esiti, figlio, ad assalire subito in battaglia i superbi Laurenti ed il potente Turno." Disse, e la Citerea cercò gli abbracci del figlio, 615 pose le raggianti armi sotto una quercia di fronte. Egli lieto non potè saziarsi dei doni e di sì grande onore della dea e volse gli occhi su ogni particolare, ammira e gira fra le mani e le braccia il terribile elmo con le creste e vomitante fiamme, 620 la spada fatale, la corazza di bronzo, rigida, color sangue, gigantesca, come quando una azzurra nube arde ai raggi del sole e rifulge lontano; poi i gambali lucenti di elettro e d'oro fuso, l'asta e l'inenarrabile fattura dello scudo. 625