Versione di Virgilio

Libro 9, vv. 314-366

Traduzione della Versione "Libro 9, vv. 314-366" di Virgilio

Testo Originale Latino

Egressi superant fossas noctisque per umbram castra inimica petunt, multis tamen ante futuri 315 exitio. passim somno vinoque per herbam corpora fusa vident, arrectos litore currus, inter lora rotasque viros, simul arma iacere, vina simul. prior Hyrtacides sic ore locutus: 'Euryale, audendum dextra: nunc ipsa vocat res. .320 hac iter est. tu, ne qua manus se attollere nobis a tergo possit, custodi et consule longe; haec ego vasta dabo et lato te limite ducam.' sic memorat vocemque premit, simul ense superbum Rhamnetem adgreditur, qui forte tapetibus altis 325 exstructus toto proflabat pectore somnum, rex idem et regi Turno gratissimus augur, sed non augurio potuit depellere pestem. tris iuxta famulos temere inter tela iacentis armigerumque Remi premit aurigamque sub ipsis 330 nactus equis ferroque secat pendentia colla. tum caput ipsi aufert domino truncumque relinquit sanguine singultantem; atro tepefacta cruore terra torique madent. nec non Lamyrumque Lamumque et iuvenem Serranum, illa qui plurima nocte 335 luserat, insignis facie, multoque iacebat membra deo victus ; felix, si protinus illum aequasset nocti ludum in lucemque tulisset: impastus ceu plena leo per ovilia turbans suadet enim vesana fames manditque trahitque 340 molle pecus mutumque metu, fremit ore cruento. nec minor Euryali caedes; incensus et ipse perfurit ac multam in medio sine nomine plebem, Fadumque Herbesumque subit Rhoetumque Abarimque ignaros; Rhoetum vigilantem et cuncta videntem, 345 sed magnum metuens se post cratera tegebat. pectore in adverso totum cui comminus ensem condidit adsurgenti et multa morte recepit. purpuream vomit ille animam et cum sanguine mixta vina refert moriens, hic furto fervidus instat. 350 iamque ad Messapi socios tendebat; ibi ignem deficere extremum et religatos rite videbat carpere gramen equos, breviter cum talia Nisus, sensit enim nimia caede atque cupidine ferri, 'absistamus' ait, 'nam lux inimica propinquat. 355 poenarum exhaustum satis est, via facta per hostis.' multa virum solido argento perfecta relinquunt armaque craterasque simul pulchrosque tapetas. Euryalus phaleras Rhamnetis et aurea bullis cingula, Tiburti Remulo ditissimus olim 360 quae mittit dona, hospitio cum iungeret absens, Caedicus; ille suo moriens dat habere nepoti; post mortem bello Rutuli pugnaque potiti: haec rapit atque umeris nequiquam fortibus aptat. tum galeam Messapi habilem cristisque decoram induit. excedunt castris et tuta capessunt.

Traduzione Italiana

Usciti superano i fossati e per l'ombra della notte si dirigono all'accampamenot nemico, tuttavia prima destinati 315 ad essere di rovina per molti. Qua e là nell'erba vedono giacere corpi vinti dal sonno e dal vino, cocchi alzati sul lido, uomini tra redini e ruote, insieme armi, vini insieme. Per primo l'Irtacide così parlando con la bocca: "Euriale, bisogna osare con la destra: ora la realtà stessa chiama. 320 Di qua è la strada. Tu, perché un manipolo non possa alzarsi per noi alle spalle, sta' in guardia e da lontano fa' attenzione; io darò queste rovine e ti guiderò per largo sentiero." Così commenta ed abbassa la voce, insieme assale con la spada il superbo Ramnete, che allora sdraiato su alti 325 tappeti da tutto il petto soffiava il sonno, re lui stesso e graditissimo augure del re Turno, ma con l'augurio non potè allontanare la rovina. Vicino tre servitori giacenti fortuitamente tra le armi, sopprime l'armigero di Remo e raggiunto l'auriga sotto 330 gli stessi cavalli taglia col ferro i colli pendenti. Poi toglie allo stesso padrone la testa e lascia il tronco singhiozzante di sangue; la terra intiepidita dalla nera strage ed i giacigli s'inzuppano. Ancora Lamiro,Lamo ed il giovane Serrano, che in quella notte aveva giocato 335 Moltissimo, bello d'aspetto, e giaceva vinto le membra da molto dio; fortunato continuamente avesse eguagliato quel gioco alla notte e l'avesse protratto fino alla luce: come un leone digiuno terrorizzando per i pieni ovili infatti lo sprona una pazza fame e sbrana e strascina 340 il tenero gregge e muto di paura, rugge con la bocca sanguinante. Non minore la strage di Eurialo; eccitato anche lui impazza e (uccide) molta plebe nel mezzo senza nome, e Fado ed Erbeso affronta e Reto ed Abari, ignari; Reto che vegliava e vedeva tutto, 345 ma temendo si copriva dietro un grande cratere. A lui in pieno petto gli nascose tutta la spada completamente mentre s'alzava e lo ricevette con molta morte. Quello vomita la vita purpurea e morendo rigetta vini misti a sangue, questo incalza furioso con la rapina. 350 Ormai si volgeva ai compagni di Messapo; li vedeva l'ultimo fuoco svanire ed i cavalli legati con cura brucare l'erba, quando brevemente Niso così, sentì infatti esser preso da troppa strage e passione, "Smettiamo, disse, la luce nemica s'avvicina. 355 si è compiuto abbastanza di vendette, tra i nemici la via è fatta." Lasciano molte armi di uomini lavorate in puro argento insieme a creteri e bei tappeti. Eurialo (lascia) le falere di Ramnete e le cinture d'oro con borchie, che un tempo inviò come doni a Remulo 360 di Tivoli, il ricchissimo Cedico, alleandosi pur assente con l'ospitalità; egli morendo lo dà da possedere a suo nipote; dopo la morte i Rutuli in guerra ed in battaglia se ne impadronirono: queste le afferra e le adatta alle spalle inutilmente forti. Allora vestì l'agevole elmo di Messapo e decorato di creste. Escono dall'accampamento e cercano il sicuro.