Versione di Virgilio

Libro 9, vv. 77-125

Traduzione della Versione "Libro 9, vv. 77-125" di Virgilio

Testo Originale Latino

Quis deus, o Musae, tam saeva incendia Teucris avertit? tantos ratibus quis depulit ignis? dicite: prisca fides facto, sed fama perennis. tempore quo primum Phrygia formabat in Ida 80 Aeneas classem et pelagi petere alta parabat, ipsa deum fertur genetrix Berecyntia magnum vocibus his adfata Iovem: 'da, nate, petenti, quod tua cara parens domito te poscit Olympo. pinea silva mihi multos dilecta per annos, 85 lucus in arce fuit summa, quo sacra ferebant, nigranti picea trabibusque obscurus acernis. has ego Dardanio iuveni, cum classis egeret, laeta dedi; nunc sollicitam timor anxius angit. solve metus atque hoc precibus sine posse parentem, 90 ne cursu quassatae ullo neu turbine venti vincantur: prosit nostris in montibus ortas.' filius huic contra, torquet qui sidera mundi: 'o genetrix, quo fata vocas? aut quid petis istis? mortaline manu factae immortale carinae 95 fas habeant? certusque incerta pericula lustret Aeneas? cui tanta deo permissa potestas? immo, ubi defunctae finem portusque tenebunt Ausonios olim, quaecumque evaserit undis Dardaniumque ducem Laurentia vexerit arva, 9.100 mortalem eripiam formam magnique iubebo aequoris esse deas, qualis Nereia Doto et Galatea secant spumantem pectore pontum.' dixerat idque ratum Stygii per flumina fratris, per pice torrentis atraque voragine ripas 105 adnuit, et totum nutu tremefecit Olympum. Ergo aderat promissa dies et tempora Parcae debita complerant, cum Turni iniuria Matrem admonuit ratibus sacris depellere taedas. hic primum nova lux oculis offulsit et ingens 110 visus ab Aurora caelum transcurrere nimbus Idaeique chori; tum vox horrenda per auras excidit et Troum Rutulorumque agmina complet: 'ne trepidate meas, Teucri, defendere navis neve armate manus; maria ante exurere Turno 115 quam sacras dabitur pinus. vos ite solutae, ite deae pelagi; genetrix iubet.' et sua quaeque continuo puppes abrumpunt vincula ripis delphinumque modo demersis aequora rostris ima petunt. hinc virgineae, mirabile monstrum, 120 [quot prius aeratae steterant ad litora prorae] reddunt se totidem facies pontoque feruntur. Obstipuere animis Rutuli, conterritus ipse turbatis Messapus equis, cunctatur et amnis rauca sonans revocatque pedem Tiberinus ab alto.

Traduzione Italiana

Quale Dio, o Muse, ha allontanato dai Teucri così crudeli incendi? Chi cacciò così grandi fuochi dalle navi? Dite: antica la fede per il fatto, ma la fama perenne. Nel tempo in cui all'inizio Enea formava la flotta sull'Ida 80 di Frigia e si preparava a dirigersi nell'alto del mare, si narra che la stessa Berecinzia madre degli dei con queste frasi si rivolse al grande Giove: "Da', figlio, a me chelo chiedo, quello che la tua cara madre ti chiede, domato l'Olimpo. Io ebbi una amata selva di pini per molti anni, 85 un bosco sulla sommità della vetta, dove portavano cose sacre, ombroso di nereggiante resinoso (abete) e tronchi di acero. Io le diedi lieta al giovene Dardanio, avendo bisogno di flotta; ora mi angustia, preoccupata, un ansioso timore. Sciogli le paure e permetti che la madre possa questo con preghiere, sconnesse da nessuna rotta, non siano vinte da tempesta di vento: serva esser nate sui nostri monti." Il figlio a lei in risposta, lui che fa girare le stelle del mondo: "O madre, dove chiami i fati? O cosa chiedi con questo? Che carene fatte da mano mortale abbiano 95 fato immortale? Ed Enea, certo, veda incerti pericoli? A quele dio è permesso talepotere? Orbene, quando assolto il compito un giorno terranno i porti ausoni, quella che sarà scampata dalle onde ed avrà portato il capo dardanio ai campi di Laurento, 100 toglierò la forma mortale e comanderò che siano del grande mare, come la nereide Doto e Galatea solchino col petto il mare spumeggiante." Aveva detto e confermò la decisione per i fiumi del fratello stigio, per i torrenti di pece e le rive dalla nera voragine, 105 e col cenno fece tremare tutto l'Olimpo. Dunque giungeva il giorno promesso e le Parche avevan adempiuto i tempi dovuti, quando l'affronto di Turno avvertì la Madre di scacciare le torce dalle sacre navi. Allora prima una nuova luce brillò agli occhi ed una grande 110 nube parve percorrere il cielo dall'Aurora ed i cori dell'Ida; poi una voce orreda cade per l'aria e riempie le schiere di Troiani e Rutuli: " Non preoccupatevi, Teucri, di difendere le mie navi e non armate le mani; sarà dato aturno di bruciare prima 115 i mari che i sacri pini. Voi andate sciolte, andate dee del mare, lo comanda la madre." Subito le poppe rompono le catene dalle rive e alla maniera dei delfini, sommersi i rostri, si volgono nelle profondità delle acque. Di qui, mirabile prodigio, 120 [quante prore bronzee prima s'eran trovate sui lidi] si offrono altrettanti volti di fanciulle e si portan nel mare. I Rutuli stupirono in cuore, atterrito lo stesso Messapo sui cavalli spaventati, tentenna ed il fiume Tiberino rimbombando raucamente e trattiene il piede dal largo. 125